
Cleyver Josué Gómez Jiménez ha scoperto la propria vocazione sacerdotale mentre prestava servizio nella sua parrocchia in Venezuela. Di formazione in scienze della comunicazione, ha compreso poco a poco che Dio lo chiamava ad annunciare il Vangelo non solo con le parole, ma con tutta la sua vita.
Il suo percorso lo ha condotto in Spagna, dove ha potuto proseguire la sua formazione sacerdotale presso il Seminario Internazionale Bidasoa, a Pamplona. Una tappa decisiva per prepararsi dal punto di vista umano, spirituale, intellettuale e pastorale a servire la Chiesa e le persone della propria diocesi.
Cleyver Joshua È il maggiore di tre fratelli. All’età di 15 anni ha iniziato a partecipare attivamente alla vita della Chiesa grazie all’invito delle Suore Missionarie dell’Azione Parrocchiale, che si occupavano della loro parrocchia.
«A poco a poco Dio mi ha affidato piccoli compiti lungo questo percorso», ricorda.
Durante l’adolescenza e la giovinezza è stato coordinatore del gruppo giovanile parrocchiale. È lì che ha scoperto una Chiesa vicina, nella quale ha trovato una vera famiglia. «Per questo motivo, la Chiesa è per me una grande famiglia, nel cui seno Dio ci plasma affinché raggiungiamo la felicità».
Tuttavia, sebbene fosse soddisfatto del proprio servizio nella parrocchia, dentro di sé cominciò a crescere un senso di inquietudine.
«Nel mio cuore continuavo a provare un senso di inquietudine. Ho capito che Dio si aspettava di più da me».
Dopo aver conseguito la laurea in scienze della comunicazione, ha lavorato a programmi religiosi radiofonici e televisivi. La sua professione gli consentiva di parlare di Dio, ma ha cominciato a comprendere che la sua vocazione andava ben oltre.
A poco a poco si è delineata un’idea: «Annunciare Dio non solo con le mie parole, ma con tutta la mia vita»; pertanto, dopo un percorso di discernimento, il 13 maggio 2014, festa della Madonna di Fatima, ha deciso di compiere questo passo.
«Sotto la protezione materna della Vergine Maria, ho deciso di accettare questa avventura alla quale Dio mi invitava: il cammino verso il sacerdozio!».
Quello stesso anno Cleyver entrò in seminario. Cinque anni dopo, una volta terminati gli studi di filosofia, il suo vescovo, Il Vescovo Carlos Alfredo Cabezas, gli comunicò che intendeva mandarlo in Spagna per proseguire la sua formazione.

L'8 settembre 2019, Cleyver è arrivato al Seminario internazionale Bidasoa, a Pamplona.
«Ho sentito immediatamente la voce di Dio, che all’inizio mi aveva chiamato a far parte di una congregazione nata in Spagna e che ora mi voleva in questo Paese per consolidare la mia formazione».
A Bidasoa Ha trovato inoltre una nuova famiglia, composta da seminaristi provenienti da numerosi paesi e dai loro formatori. «Dio mi ha donato una famiglia molto numerosa e variegata, composta dai seminaristi e dai formatori».
La formazione di sacerdoti e seminaristi diocesani come lui è possibile grazie alla generosità dei benefattori della Fondazione CARF, che collaborano affinché i giovani delle diocesi di tutto il mondo possano ricevere una solida formazione prima di tornare nei propri paesi d’origine e mettersi al servizio delle proprie comunità.
La vocazione L'opera di Cleyver è profondamente legata alla realtà del Venezuela. La difficile situazione sociale, politica ed economica che il Paese ha attraversato ha influito anche sulla vita quotidiana dei fedeli.
Molte famiglie sono state costrette a emigrare alla ricerca di condizioni di vita migliori, mentre altre devono affrontare grandi difficoltà per soddisfare i propri bisogni primari.
In questo contesto, spicca il ruolo della Chiesa venezuelana, sia nella sua missione evangelizzatrice sia nell’assistenza alle persone più vulnerabili.
Per lui, una delle più grandi lezioni apprese in questi anni è stata quella di scoprire la forza del proprio popolo: «Il progresso più grande che il Venezuela abbia compiuto, a mio avviso, è stato quello di scoprire di essere un popolo forte, fraterno e perseverante di fronte alle difficoltà. La Chiesa in Venezuela ha contribuito in modo determinante a questo progresso che, sebbene possa sembrare modesto, ha un valore inestimabile».
Tra le altre iniziative, va sottolineato il lavoro della Caritas e di tante persone che ogni giorno aiutano le famiglie in difficoltà.
Cleyver nutre una visione particolarmente ottimistica riguardo ai giovani del proprio Paese.
Li definisce «sognatori»: giovani che desiderano un Paese in pace, sicuro e ricco di opportunità; un luogo in cui possano costruire il proprio futuro senza essere costretti ad abbandonare la propria terra.
«Sognano un Paese pieno di pace, di gioia, in cui regni la sicurezza e in cui le persone abbiano cibo e medicinali. Sognano di poter vivere nella nostra terra e di non dover lasciare il Paese per mancanza di tali risorse».
In molti di essi, afferma, la fede è diventata una risposta alle difficoltà.
«Non si può parlare della Chiesa in Venezuela senza fare riferimento ai giovani, che con il loro caratteristico slancio animano tutti i gruppi di apostolato e si impegnano ogni giorno per un paese migliore».
Per questo motivo ritiene fondamentale stare accanto ai giovani e presentare loro il Vangelo con vicinanza, specialmente nei momenti di incertezza.
Grazie alla sua formazione in scienze della comunicazione, Cleyver conosce bene le potenzialità offerte dal mondo digitale per trasmettere la fede. «In qualità di esperto di comunicazione, considero i social media uno strumento fondamentale per l’evangelizzazione. Viviamo in un mondo sempre più digitale e non possiamo esimerci dal rendere presente Dio in questo spazio».
A suo avviso, non esiste un unico modo per evangelizzare su Internet. Ciascuno può farlo attingendo ai propri doni e rivolgendosi a pubblici diversi: bambini, giovani, adulti, famiglie, sacerdoti, religiosi o laici.
Sui propri social condivide messaggi e riflessioni sulla fede, ma anche momenti della sua vita quotidiana.
Ed è proprio qui che risiede una delle chiavi dell’evangelizzazione: dimostrare che la fede non è qualcosa di separato dalla vita. «Non possiamo separare la vita quotidiana dalla fede, poiché la viviamo non solo in chiesa, ma anche nella nostra quotidianità».
Il suo soggiorno in Spagna ha inoltre permesso a Cleyver di conoscere da vicino luoghi strettamente legati alla storia della Chiesa. «La Spagna è la culla di grandi santi e un luogo privilegiato in cui si sono verificati eventi importanti per la nostra fede».
Ricorda in particolare i luoghi legati a San Francesco Saverio e a Santa Teresa d’Gesù, nonché la ricchezza dei numerosi templi sparsi in tutto il Paese.
È rimasto inoltre colpito dalla La Sagrada Familia di Barcellona e il modo in cui la bellezza può diventare un cammino verso Dio.
«Chi non rimane piacevolmente sorpreso nel contemplare, ad esempio, la bellezza della Sagrada Familia a Barcellona? Io sono uno di coloro che si sentono conquistati dalla bellezza che traspare da questi luoghi sacri».

A distanza di anni da quella testimonianza, la sua storia ha continuato a evolversi. Il giovane studente di scienze della comunicazione, giunto in Spagna per seguire la formazione seminaristica, è tornato in Venezuela dopo aver ricevuto l’ordinazione sacerdotale.
Nel 2025, padre Cleyver Gómez ricopriva la carica di parroco di Las Piedras e di consulente della Pastorale della Comunicazione della diocesi di Punto Fijo.
C’è un aspetto particolarmente significativo nel suo percorso. Quando era ancora seminarista, affermava che i social media fossero «un ottimo strumento per l’evangelizzazione» e sosteneva la necessità di rendere presente Dio anche nel mondo digitale. Oggi, la sua formazione di comunicatore continua a essere al servizio della Chiesa, ora attraverso il suo ministero sacerdotale e la sua collaborazione con l’ufficio comunicazione della sua diocesi.
Si avvera così, in un certo senso, quell’intuizione che ha segnato l’inizio della sua vocazione: «annunciare Dio non solo con le mie parole, ma con tutta la mia vita».
La sua storia dimostra inoltre la portata dell’aiuto offerto dai benefattori di Fondazione CARF. La formazione ricevuta durante gli anni trascorsi in seminario non si è conclusa con gli studi in Spagna: è tornato nella sua diocesi per metterla al servizio degli altri.
Perché contribuire alla formazione di un seminarista significa gettare le basi per il futuro di un’intera diocesi.
E quella domanda che Cleyver poneva allora continua ad avere senso anche oggi:
«Si è mai chiesto cosa Dio si aspetti da lei?»

Articolo originale di Marta Santín, giornalista specializzata in cronaca religiosa. Aggiornato nel 2026 dalla Fondazione CARF.
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